13 novembre 2012 | News |
Andy Braner, esperto di adolescenti, è convinto che i social network siano la vera causa della depressione e della solitudine nei giovanissimi e afferma :”Se chiedi a un ragazzo chi veramente potrà essere lì con lui nei momenti difficili della vita, farà fatica a dirti il nome di qualcuno che possa davvero chiamare in quelle circostanza”. Nel suo nuovo libro, Alone, è sviluppata questa tesi frutto di esperienze sul campo. Andy ha incontrato circa 20 mila ragazzi in Colorado, durante l’avventura con Camp Kivu, e ha notato come il problema principale dei giovanissimi nelle prime due settimane di programma estivo fosse l’impossibilità di connettersi a internet e ai social network. La prima cosa che veniva fatta era, infatti, quella di chiudere i cellulari, gli iPhone o gli iPad di tutti in un armadietto. In questo modo tutti gli ospiti della struttura erano costretti a passare il tempo in attività che li allenavano a creare legami affettivi e a “parlare a cuore aperto”, come ha spiegato lo stesso Braner. Secondo lui, Facebook, così come gli altri social media, danno la sola illusione di un’amicizia tramite un “click” o un “like”, soprattutto nelle giovani generazioni che arrivano a non conoscere altro genere di vita, se non quella attraverso i social media. Del resto, la tesi di Braner è confermata anche da altri studi analoghi che fanno emergere dati preoccupanti, ad esempio, uno studio condotto dalla “American Academy of Pediatrics”, afferma che i teenagers che hanno poca autostima possono cadere in depressione, se si convincono di non avere un numero adeguato di amici. La possibilità, sul web, di postare commenti ironici o discriminatori, inoltre, favorirebbe la diffusione del cyberbullismo. Per questo i ragazzi più fragili tenderebbero a passare più tempo collegati ad internet, nel tentativo di trovare amici e postare foto che li rendano più graditi agli altri, nascondendo i propri difetti.
Redazione Almaradio News