NBA: OKC ALLE FINALS ATTENDE GARA 7 AD EST

NBA: OKC ALLE FINALS ATTENDE GARA 7 AD EST

Okc

8 giugno 2012 | News |

Dopo essere stati sotto 2-0 i Thunder rimontano e battono i loro maestri Spurs, la NBA sta cambiando le sue geografie interne, almeno ad ovest       

 MATTIA NALDI

 

Era il 1990 e gli Scorpions cantavano Wind of change. Oggi torna d’attualità, seppur con le dovute proporzioni vista la profondità di quella canzone e ai fatti che l’ispirarono, quella canzone, perché il responso della Chesapeake Arena è stato di quelli che cambiano la storia di una lega e di uno sport. I giovanissimi Thunder (i suoi Big 3 non arrivano a 70 se contiamo le candeline sulle loro torte), dopo un difficile inizio di serie in Texas che li ha visti soccombere due volte alla macchina perfetta Spurs, infliggono una sconfitta, la quarta consecutiva ad una squadra che veniva da 20 W in fila, che assapora tanto di quelle che cambiano la storia del gioco, battendo la squadra che li ha ispirati e dalla quale hanno preso uomini e idee vincenti. Pochi pronosticavano una vittoria nella serie dei Thunder, ancora di meno erano coloro che ci credevano dopo le due iniziali sconfitte, ancora un anno, si diceva, questa sarà l’ultima trionfale corsa dei vecchi leoni texani. Poi sono iniziati a nascere i primi dubbi sulle capacità di Brooks, portato a scuola da Popovich e già si pensava al nome del sostituto per il prossimo anno, ma invece proprio dal coach e dai suoi aggiustamenti sono nate queste quattro splendide partite che hanno portato al trionfo e alla conquista del west. Vediamo ora quali sono stati gli aggiustamenti in questione, le prime due gare avevano fatto notare che l’attacco non era un grosso problema, i punti comunque arrivavano anche se con un gioco non troppo corale e infatti poco è cambiato se non che i punti, pur arrivando sempre dai soliti tre, nascevano da un gioco più corale e da una migliore circolazione di palla e non dai soliti isolamenti, eccezion fatta per il finale di gara 4 dove Durant ha preso di peso la squadra sulle spalle trascinandola alla vittoria. Westbrook doveva continuare a fare i 20 punti, ma non tenendo palla per troppo tempo e per costruire il gioco, compito passato ad Harden. Piccola postilla anche per il finale di gara 6 dove Brooks ha buttato in campo Fisher e la sua esperienza per buttare dentro quei tiri che potrebbero essere difficili per chi ha un’età tale che solo da un anno o due può ordinare alcolici in America. Le grosse novità sono arrivate però in difesa, due, o forse anche solo uno e mezzo, erano i giri di vite da dare perché con un attacco come il loro i Thunder potevano comunque permettere i 95/100 punti a San Antonio (e concedere quei punti lì agli Spurs di quest’anno voleva proprio dire difendere bene), così si è pensato di dirottare Sefolosha sulle piste di Parker che stava dominando la serie, il sud africano, ottimo difensore sull’uomo, ha fatto un lavoro eccelso facendo crollare i numeri del numero 9 nero-argento salvo che nei primi due quarti di gara 6 e di difendere in maniera diversa il temibile pick n’ roll orchestrato da coach Pop, non si è più cercato di passare sopra il blocco o di mandare in rotazione un piccolo, ma bensì di mandare il lungo che marca il bloccante ad oscurare la vallata della penetrazione, lasciando un eventuale mismatch che poi si sarebbe dovuto recuperare ma evitando così di poter far uscire il pallone verso il piccolo lasciato libero dall’uomo andato a raddoppiare, mossa che creava il gioco ideale per le spaziature di Pop, perché in questo modo con i difensori Thunder sempre costretti a rincorrere gli uomini sul perimetro, si poteva iniziare a far girare sublimemente la palla in cera di chi si trovava nella condizione migliore per il tiro migliore. L’arma del pick n’roll, usata dagli Spurs come ingresso nell’azione che poi si sarebbe sviluppata in una giocata estranea al pick n’roll stesso, in questo modo è infatti divenuta la più classica azione di pick n’roll concludibile con un’entrata del portatore di palla o con la palla servita a chi portava il blocco, il metodo convenzionale laddove, proprio nell’inconvenzionalità della sua giocata, gli Spurs avevano fatto la loro forza. Poi la mossa dei quattro piccoli, si sono visti quintetti Thunder con in campo Fisher, Harden, Westbrook e Durant insieme con uno dei lunghi a completare il quintetto, Brooks deve aver capito che era inseguire un coniglio bianco di Cenerentola battere i texani sotto canestro perché Pop questo l’avrebbe previsto e ti ammazzava nel contempo in altre zone del gioco. Infine, per vincere questa serie, i Thunder hanno fatto quello che meno ti aspetti debba fare una squadra giovane per battere una squadra vecchia, cioè abbassare i ritmi di gioco e diminuire il numero di possessi per gara, rinnegando silenziosamente l’atleticità dei propri gioielli in campo. Poi c’è una cosa che non sta su nessuna lavagna, ma nelle carte d’identità dei giocatori e alla fine è venuta fuori: l’età. Con la serie che si protraeva sempre più lungamente la freschezza dei Thunder e l’età avanzata degli Spurs ha fatto la differenza, così Ginobili, che aveva giocato magnificamente gara 5, non ha potuto fare ciò di cui è capace di fare in gara e il tracollo Spurs negli ultimi due quarti è nato proprio per la mancanza di freschezza atletica dei giocatori migliori. Il vento dei cambiamenti ad ovest è già iniziato, ma la suddetta canzone degli Scorpions si riferiva proprio al fatto che est ed ovest si univano, riusciranno questi giovani Thunder a portare le loro ventate di cambiamento anche all’est?

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