LA VITA POSTUMA DEL MADAGASCAR

LA VITA POSTUMA DEL MADAGASCAR

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5 aprile 2012 | News |

Questo è il titolo della mostra fotografica che inaugura a Bologna nella piazza coperta della Sala Borsa l’11 di aprile. L’esposizione, curata dall’Istituto di Ricerca IRFOSS di Padova e realizzata in collaborazione con il Corso di Scienze Antropologiche dell’’Università di Bologna, raccoglie i lavori del workshop di antropologia visuale e ricerca sul campo di dodici studenti

MARIA VASSILEVA

Uno sguardo sul Madagascar: un’isola senza tempo, un mondo meraviglioso che va scoperto a piccoli passi, in silenzio, cercando di catturare ogni respiro, ogni piccola vibrazione emessa dalla natura dominatrice e incontaminata. Dodici studenti hanno così deciso di far capire, attraverso una mostra fotografica, come si percepisce e come viene vissuto uno degli aspetti più importanti della religione e della vita sociale malgascia, ossia il culto dei morti.
Secondo la cultura religiosa  vi è un forte legame tra vita e morte, legame reso ancora più solido dagli antenati(razana) e rappresentato in maniera concreta dalle tombe. In Madagascar, infatti, le tombe fanno parte integrante del paesaggio, vengono viste come luoghi sacri e la terra dove vengono edificate è sacra ed inalienabile. Le tombe rispecchiano la condizione sociale che il morto aveva un tempo in vita, perciò vengono costruite con estrema attenzione e con un alto dispendio di soldi e di energie (tanto é che una tomba può costare più dell’abitazione in cui il defunto ha trascorso la vita). Esse assumono caratteristiche differenti a seconda delle 18 tribù del Madagascar.
Il legame tra vivi e morti è enfatizzato da un’antica usanza, il Famadihana. Letteralmente significa “voltare le  ossa a nuova sepoltura”, in pratica consiste nel riesumare periodicamente da una tomba ad un’altra i resti del defunto per riunirne le ossa con quelle degli antenati e sostituirne il sudario ormai consunto. Anche il Famadihama è considerata una cerimonia lieta, nella quale il dolore per la perdita di un congiunto lascia spazio all’euforia di poterlo stringere nuovamente fra le braccia e ballarci insieme, bevendo del rum artigianale. Per voler descrivere tale evento i curatori della mostra si sono avventurati nel bel mezzo della vita quotidiana degli abitanti dell’isola, hanno assistito a riti, a cerimonie e sono entrati nelle tombe, così da assaporare ogni momento che caratterizza la vita dei malgasci. Il percorso fotografico restituisce rituali unici dell’Africa australe: le danze macabre in occasione dei funerali (il Famadihana), i gesti della semina, le riunioni serali dei vecchi che discutono sulle streghe, i sacrifici di zebù, bambini che simulano la danza dei morti, e una varietà di volti ed espressioni che riassumono il tempo che in quella parte del Mondo non passa mai.

per info e orari : visitare sito www.bibliotecasalaborsa.it

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