NBA: NEW YORK SI INCHINA AL FENOMENO LIN

NBA: NEW YORK SI INCHINA AL FENOMENO LIN

Jeremy Lin

22 febbraio 2012 | News | 1 commento

Nato in California, da genitori taiwanesi, laureato ad Harvard ed estremamente propenso alle palle perse. Signori, ecco il ritratto dell’uomo che sta facendo impazzire la Grande Mela

MATTIA NALDI

L’NBA ogni anno ci regala nuovi personaggi, nuovi idoli, nuovi campioni, nuovi nomi e numeri da scrivere sulla canotta della nostra squadra preferita che alacremente ricerchiamo su internet e ci facciamo spedire dagli USA vista la difficile reperibilità nei negozi italiani. Quest’anno non è da meno, ma il nuovo nome è, per quanto semplice viste le tre sole lettere, insolito se guardiamo il suo back-ground culturale e le sue origini. New York infatti è ora ai piedi di Jeremy Lin!
Vediamo perché la sua carta d’identità è così atipica per questo gioco. Il ragazzo nasce a Palo Alto, California, perla della Silicon Valley, casa dell’università di Stanford, di HP, di Facebook e di Linkedin, non il classico quartiere povero stile Compton con un campetto ad ogni angolo. I suoi genitori sono taiwanesi, gente ben istruita, presenti nella vita di Jeremy e da loro Jeremy ha ereditato ogni cromosoma, dai tratti somatici alla pigmentazione della pelle anche se nonostante tutto è talmente tanto taiwanese che una trouppe di giornalisti dell’ex Repubblica di Formosa, mandato in USA per intervistare l’idolo locale, si è trovata di fronte un ragazzo che ha dovuto ripiegare sulla lingua inglese perché non conosce una parola della lingua di suo papà. Ultima rarità infine è l’università da cui esce Lin, Harvard, che ha dato agli USA 8 presidenti degli Stati Uniti (tra cui gli ultimi due), 14 giudici della corte suprema, 41 premi Nobel ma mai una PG titolare NBA e per trovare l’ultimo giocatore di Harvard a calcare un parquet dobbiamo risalire al 1954, anno in cui Ed Smith da l’addio al basket. Anche se bisogna dire che negli ultimi anni il college sta facendo passi da gigante nella sua conference (la Ivy-League) sotto coach Tommy Amaker.
Ora un occhio alla sua carriera prima di quel fatidico 4 febbraio, giorno che cambierà per sempre la sua vita: eleggibile al draft 2010, nonostante provini per otto squadre, viene boicottato da tutte le franchigie e diventa undrafted free-agent. Cuban però vede qualcosa di buono in lui e lo chiama nei suoi Mavs per la Summer-League. Mavs, Lakers e Warriors sembrano convincersi della bontà del ragazzo e gli offrono un contratto, ma Jeremy sceglierà Golden State per la vicinanza a casa e per ragioni di semplice tifo. La scorsa stagione vede il nostro calcare il parquet sempre e solo per pochi insignificanti minuti e la nuova stagione lo vede tagliato dalla franchigia californiana, ora con Mark Jackson come timoniere che inizia la sua nuova carriera con questa pessima scelta che lui, giustamente, difenderà dicendo che, in una off-season così corta, non è mai riuscito a visionare correttamente il giocatore al training camp. Dopo avventure in D-League ai Reno Bighorns e agli Erie Bayhawks, dopo l’avventura cinese durante il lock-out e dopo una fugace apparizione a Houston dove, atterrato, aveva già pronto il biglietto per New York, il 4 febbraio, coach D’antoni, ormai dead man walking in quel di NY, disperato per le prestazioni della squadra e per la mancanza di una PG decente butta nella mischia Jeremy per la partita con i New Jersey Nets di Deron Williams…
E dal 4 febbraio: è LINSanity o LINMania, chiamatela come volete, ma non cambia nulla. Sette vittorie consecutive, di cui le ultime sei con Lin titolare. Lin diventa il primo giocatore della storia a segnare almeno 20 punti e servire almeno 7 assist nella sue prime 5 partenze da titolare. Registra anche il record di palle perse nelle prime 7 partenze (45 contro il precedente “record” di 38) ma alla gente questo non importa, perché con lui in campo i Knicks vincono. Nella sua prima settimana da titolare diventa Eastern conference player of the week, batte i Lakers di Kobe, che prima della partita afferma di non aver mai sentito nominare Lin, segnando 38 punti, con Toronto segna la tripla decisiva con soli 0,4 secondi ancora da giocare. Accusato di essere poco playmaker e di pensare solo a segnare lui stesso, la partita seguente registra 13 assist per la W sui Kings. I Knicks tornano a quota .500 W-L ma perdono con degli Hornets stranamente in striscia positiva di 3 vittorie. 9 perse per la PG asia-americana e i detrattori puntano già il dito contro ma la partita seguente contro i Mavs è da 28 punti e 14 assist. Pronti al back-to-back, si gioca la notte dopo contro NJ e rientrano Carmelo Anthony e Baron Davis, finora assenti in questo lasso di entusiasmanti risultati, ma è sconfitta e la stampa newyorkese discende alla semplicistica formula matematica Lin+Melo=Loss.
Riuscirà a smentire la sempre frettolosa stampa di New York? Solo il tempo lo dirà, ma allo stato attuale delle cose abbiamo un giocatore che dal 4 febbraio è top scorer della lega, ha salvato il posto a D’antoni rivitalizzando il gioco della squadra, facendolo tornare a quello spumeggiante al quale tutti pensiamo quando pensiamo al baffo, ha rivitalizzato giocatori da un po’ in crisi come Landry Fields e Steve Novak, sta battendo ogni record di precocità in termine di punti segnati da quando NBA e ABA si sono fuse nel 1976, ha dato, dopo l’addio di Yao e le delusioni di Yi, alla Cina un nuovo ottimo motivo per seguire il basket a stelle e strisce nonostante non sia assolutamente cinese e anzi ha discendenze proprio da quell’ex Repubblica di Formosa che dal 1958, anno dei bombardamenti cinesi sull’isola, ha rapporti a dir poco tesi col regime di Pechino. Insomma, un fenomeno globale che forse si spegnerà, che perde tanti palloni, al quale prima o poi le difese prenderanno le misure in quanto poco atletico, ma che al momento, con tutti i suoi difetti sta portando i Knicks in alto, laddove i tifosi esigono di stare.