10 gennaio 2012 | News |
Continuano le ottime stagioni di Miami, Oklahoma City e Chicago, buone notizie da Indiana, ottime da Philadelphia e Portland più forte di ogni infortunio
MATTIA NALDI
Sembrano davvero di un’altra categoria rispetto agli avversari questi Miami Heat visti finora, il loro atletismo in una stagione così compressa e i pochi cambiamenti avvenuti nel roster sembrano finora essere le carte vincenti. I play-off, si sa, saranno una storia completamente diversa, senza dimenticare inoltre che difficilmente i roster delle avversarie resteranno gli stessi fino a quando a marzo il mercato si chiuderà, ma al momento il segnale che mandano alla lega è chiaro e cioè che la squadra da battere sono loro. Al momento infatti solo un quarto quarto immaginifico e con un McGrady vintage-style hanno potuto fermare la corsa dei big three. Ma la notizia migliore di questo periodo è stata la rivincita avuta dopo tre overtime sugli Hawks, buona perché avuta senza LBJ e Wade infortunati, con Bosh che si è caricato la squadra sulle spalle. I loro avversari ad Est sono i Bulls di Rose, squadra che vive e muore con la sua stella, forse troppo dipendente da essa, ma è un gran bel dipendere visto il giocatore di cui si sta parlando. Ad Ovest invece i principali candidati sono i Thunder che dopo un paio di battute a vuoto sono tornati a marciare ma un grosso punto interrogativo pende su di loro e cioè: è Russell Westbrook (foto) quel playmaker in grado di portare la propria squadra in alto? Il talento del ragazzo è fuori discussione ma il suo tipo di gioco non si addice ad una contender e al gioco specifico dei Thunder.
I Lakers quasi non sembrano loro, per una volta tutte le luci di LA sono sull’altra squadra e non su di loro, così che Kobe & c. possono permettersi di preoccuparsi solo di basket e le uniche attenzioni extra sono portate dal cambio di nome di Metta World Peace ex Ron Artest. E a ben vedere questa è un’ottima cosa per loro! Dal rientro di Bynum infatti i Lakers stanno inanellando, sotto il silenzio generale, delle ottime prestazioni, tra gli alti e bassi che i nuovi innesti possono causare (sostituire Lamar Odom è davvero difficile). L’altra metà di LA invece ride, per una volta. L’intesa tra Griffin e Paul è sempre più forte, Jordan sta giustificando il lauto contratto rinnovatogli in estate, Butler sembra completamente ripreso dall’infortunio e Billups sembra ringiovanito di qualche anno e a suo agio nel ruolo di guardia. La California invece saluta Paul Westphal, licenziato dai Kings dopo il litigio con Cousins e in grosse difficoltà Mark Jackson in quel di Golden State.
Perdono coi Thunder gli Spurs dopo aver battuto dei rinati Mavericks impegnati nella loro sesta partita in otto giorni dopo la festa delle mille partite di Nowitzki, ma soprattutto perdono Ginobili per quasi due mesi ben sostituito da Green nelle prime uscite e quando piove poi grandina e così coi Thunder anche Parker e Blair hanno riportato degli infortuni. I Celtics portano a casa una facile W coi Nets ma devono poi inchinarsi agli ottimi Pacers di quest’inizio stagione. Che la dirigenza si stesse muovendo bene nell’Indiana lo si era già detto prima dell’inizio della stagione, ma la band di coach Vogel sta facendo veramente bene in questo inizio di stagione grazie ad una difesa realmente efficiente con un Hibbert sempre meno limitato dai falli, anche se è arrivata una sconfitta coi Sixers in contumacia Granger. I Sixers, proprio loro, la nota più lieta di questo inizio di stagione. Doug Collins porta i suoi ragazzi alla migliore partenza della franchigia dal 1991. Iguodala sta diventando il faro di questa squadra giovane e talentuosa che vede il continuo migliorarsi di Holliday e Young, l’unica nota stonata continua ad essere Evan Turner, la seconda scelta assoluta dello scorso draft che non riesce a ritagliarsi neanche il benché minimo spazio anche in NBA.
E a proposito di squadre che stanno sorprendendo, non si può non parlare degli ottimi Trail Blazers di inizio stagione. In barba ad ogni ginocchio infortunato di questa lega, anche quest’anno McMillan ha messo su una squadra ostica da incontrare per tutti i quali si sono concessi di andare a casa Durant a recapitargli la prima L casalinga della stagione. Da sottolineare anche il lavoro di Casey a Toronto. La squadra di Bargnani (sì, adesso lo possiamo dire vista la brillante stagione del nostro connazionale) pur proprietaria di un non entusiasmante 4-5 di record sta facendo comunque vedere qualche timido ma incoraggiante segnale di miglioramento, tutto nato da una difesa finalmente migliorata, anzi, una difesa che finalmente si vede anche in Canada. Benissimo anche Gallinari, sovente miglior marcatore dei suoi Nuggets, miglior attacco della lega e organico da leccarsi i baffi per coach Karl che vede tanti medi/buoni realizzatori senza aver al suo interno la stella accentratrice di gioco.
Forse a New York avevano ragione quando aspettavano il Rookie Shumpert come panacea di tutti i mali per la regia della squadra. Le pochissime impressioni date finora sono buone e il suo innesto nei già convincenti Knicks può essere ciò che darà il giro di vite decisivo in fase di costruzione del gioco. La difesa va però migliorata e resa continua anche all’interno di una singola partita stessa. Tante cose da mettere a posto invece per i Grizzlies, che di recente hanno anche perso Zach Randolph per un paio di mesi. Momento positivo anche per Atlanta che però cede tanto nei quarti quarti, oltre al crollo avuto coi Bulls anche nella recente vittoria coi Nets la partita era stata rimessa in discussione proprio nel periodo finale.
In mostra i rookie di Cleveland, Irving e Thompson che sembrano essere due buoni punti di ricostruzione per la franchigia. Bene Rubio, hombre del pueblo in quel di Minnesota. Si fa notare anche Kemba Walker, l’eroe della scorsa follia marzolina di UConn, a Charlotte. Norris Cole si è giustamente guadagnato sul campo la fiducia dei suoi compagni in maglia Heat. Fredette si avvicina sempre di più alla doppia cifra di media. Detto di Shumpert come PG per i Knicks, un bel colpo sembra anche Brandon Knight, possibile futuro per la regia Pistons. MarShon Brooks decide di farsi notare non solo per chiamare time-out quando questi sono ormai esauriti, mandando all’aria le già esili speranze di vittoria dei suoi Nets, ma anche inanellando prestazioni convincenti come i 21 segnati nella sconfitta contro i Pacers. Jeremy Pargo, chiamato a sostituire l’infortunato Mike Conley, sta anch’egli ben figurando, ma la grande sorpresa è il centro da Wisconsin, Greg Stiemsma, centrone bianco di 6 piedi e 11 che ha militato l’anno scorso in D-League e che chiamato in NBA dai Celtics per rimpolpare un reparto centri molto povero porta tanta difesa alla causa con tre stoppate di media a partita.