16 gennaio 2012 | News |
Recenti studi mettono in guardia sull’atteggiamento di molti adolescenti nel loro rapporto con Internet. Il problema tra immagini a sfondo sessuale che corrono per la rete non è solo una questione di etica, ma un pericolo per chi ne utilizza di proprie diffondendole
FRANCESCO MONTORI
Esiste un rapporto tra la quantità di tempo che i giovani trascorrono in rete e la crescita di un nuova forma di commercio erotico chiamato ’sexting’? La risposta è sì, se si incrociano i dati di una ricerca su Sessualità e Internet condotta da Save the Children, con quelli che l’Eurispes e Telefono Azzurro hanno fornito dopo l’Indagine sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza 2011. Da quest’ultima, emerge che il 37,7 per cento dei minorenni naviga su internet, di cui il 24,4 per diverse ore durante il giorno. In molti utilizzano lo smartphone per collegarsi alla rete, preferendo la comunicazione via chat su facebook rispetto alla canonica telefonata. L’indagine di Save the children ci presenta un’immagine preoccupante sull’utilizzo di internet in chiave erotica. Il 47 per cento dei minorenni, dai 10 ai 14 anni, ammette di aver già inviato il primo messaggio a luci rosse via etere. Il 14 per cento, fino ai 17 anni, accetta di scambiare immagini proprie senza vestiti in cambio di soldi o ricariche telefoniche. Ne risulta una distorsione del rapporto che i “molto” giovani hanno con il sesso, provocato dalla televisione e dai nuovi sistemi di comunicazione. In un mondo tecnologicamente globalizzato, questo tipo di tendenza va di pari passo con le nuove scoperte 2.0. L’allarme principale rimane il possibile contatto tra minorenni e persone malintenzionate, che abbondano in rete alla stregua dei più giovani.